Silvia Romano, l’intervista. | Perchè mi sono convertita all’Islam. Le prime parole di Silvia Romano convertita all’islam: “Il velo è simbolo di libertà”

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Silvia Romano, la volontaria milanese tornata in Italia dopo la lunga prigionia in Africa, parla per la prima volta in un’intervista a Davide Piccardo, musulmano ed ex coordinatore del Caim, gruppo che riunisce le associazioni islamiche a Milano. 

In un lungo confronto con il giornale online di Piccardo, La Luce, la Romano spiega le motivazioni che l’hanno portata a maturare l’adesione ai principi islamisti. “Nel momento in cui fui rapita, iniziando la camminata, iniziai a pensare: io sono venuta a fare volontariato, stavo facendo del bene, perché è successo questo a me? Qual è la mia colpa? È un caso che sia stata presa io e non un’altra ragazza? È un caso o qualcuno lo ha deciso? Queste prime domande credo mi abbiano già avvicinato a Dio, inconsciamente. Ho iniziato da lì un percorso di ricerca interiore fatto di domande esistenziali. Mentre camminavo, più mi chiedevo se fosse il caso o il mio destino, più soffrivo perché non avevo la risposta, ma avevo il bisogno di trovarla”, ha sottolineato.

“Volevo un’altra possibilità: avevo paura di morire”

Durante l’esperienza ha letto più volte il corano, cominciando a riconoscersi in quei precetti. “Un altro momento importante è stato a gennaio – racconta Silvia Romano -, ero in Somalia in una stanza di una prigione, da pochi giorni. Era notte e stavo dormendo quando sentii per la prima volta nella mia vita un bombardamento, in seguito al rumore di droni. In una situazione di terrore del genere e vicino alla morte iniziai a pregare Dio chiedendogli di salvarmi perché volevo rivedere la mia famiglia; gli chiedevo un’altra possibilità perché avevo davvero paura di morire. Quella è stata la prima volta in cui mi sono rivolta a lui”.

“Ero disperata perché, nonostante alcune distrazioni come studiare l’arabo, vivevo nella paura dell’incertezza del mio destino. Ma più il tempo passava e più sentivo nel cuore che solo lui poteva aiutarmi e mi stava mostrando come. La prima volta ci misi due mesi a leggere il corano, mentre la seconda mi fermavo a riflettere più seriamente e sentivo sempre più il bisogno di leggerlo, fino a quando ho abbracciato l’islam. Di fronte a molti versetti avevo la sensazione che Dio si rivolgesse a me, mi colpivano al cuore”, continua.

“Sono stata fatta oggetto di attacchi e offese molto pesanti”

Il velo, dunque, non è un’imposizione. Ma una scelta di vita e libertà. Spiega la Romano: “Per molti la libertà per la donna è sinonimo di mostrare le forme che ha; nemmeno di vestirsi come vuole, ma come qualcuno desidera. Io pensavo di essere libera prima, ma subivo un’imposizione da parte della società e questo si è rivelato nel momento in cui sono apparsa vestita diversamente e sono stata fatta oggetto di attacchi ed offese molto pesanti. C’è qualcosa di molto sbagliato se l’unico ambito di libertà della donna sta nello scoprire il proprio corpo. Per me il mio velo è un simbolo di libertà, perché sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignità e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrà vedere la mia anima”.

“La comunità musulmana mi ha accolta con entusiasmo”

Infine, la scelta del nome di rinascita, Aisha. “Ho sognato di trovarmi in Italia, passavo ai tornelli della metropolitana e sulla mia tessera dell’ATM c’era scritto Aisha e poi è un nome che significa “viva””, racconta Silvia. L’accoglienza, al ritorno a casa, a Milano, l’ha sorpresa: “Non vedevo l’ora di conoscere i musulmani, ma pensavo che sarebbe stato difficile. Invece ho ricevuto regali, moltissime lettere e il video pubblicato su La Luce dove c’erano tantissimi musulmani da tutta Italia mi sono sentita sconvolta dalla felicità. Non mi aspettavo che ci fossero tutti questi italiani musulmani; invece, prima degli arabi ho conosciuto gli italiani musulmani ed è stata una sorpresa enorme” ha concluso. 

Ribattuto da aboutsanmarino.com il 7 luglio 2020

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